Menu
  • Come diventare lettori forti

    Sfatiamo innanzitutto il falso mito secondo cui i ragazzi non leggono libri. Sapere che la fascia tra gli 11 e i 14 anni è quella che raccoglie il maggior numero di lettori è fondamentale per spingerci ad indagare come mai questo comportamento non permanga in età adulta. Accade qualcosa, tra i 13 e i 19 anni, che determina e modifica il rapporto degli individui con il libro. L’accresciuta competenza cognitiva e linguistica degli adolescenti e il loro bisogno di esperienze (fisiche o mediate) ne fanno i lettori ideali. La lettura ne appaga i bisogni di competenza, riconoscimento e immedesimazione; dona loro uno spazio privato dove costruirsi, rifugiarsi, spaventarsi, perdersi e ritrovarsi, sperimentare al sicuro dalle conseguenze nefaste che li investirebbero nel mondo reale. Tuttavia una serie di ostacoli sembrano porsi tra loro e il testo.

    Alfabetizzazione

    Il termine, in linea generale, indica il rapporto positivo degli esseri umani con la lettura e la scrittura. Ha come contrario il termine analfabetismo con cui si indica anche un fenomeno sociale: la separazione culturale di fasce di popolazione del mondo, più consistenti nei paesi in via di sviluppo o in aree svantaggiate presenti ancora nei paesi industrializzati come l’Italia. In passato nelle analisi statistiche si considerava alfabetizzato chi era in grado di apporre la propria firma su un foglio di carta.

    La questione dell’alfabetizzazione ha però, soprattutto con lo sviluppo delle nuove tecnologie, assunto oggi caratteristiche nuove che vanno oltre le abilità strumentali. L’universo telematico, il web, la pagina digitale, il telefonino sono tutte novità tecnologiche che richiedono di rivedere il concetto di alfabetizzazione. Se per un verso, come risulta dalle ricerche, una base culturale classica resta fondamentale per muoversi anche nel nuovo mondo, è anche vero che si richiede sempre di più la ricerca di una sintesi tra alfabeto e nuovi linguaggi (iconici e digitali) e quindi il possesso di strumenti sempre più raffinati. Si aprono nuove questioni di sottosviluppo nel mondo che coinvolgono anche i paesi industrializzati. Pensiamo per esempio alle periferie degradate delle grandi metropoli, alle comunità nomadi, all’isolamento degli immigrati ecc.

    Racconti e scrittura creativa
    Il mondo è pieno di corsi di scrittura creativa. Per un bambino prima della scrittura c’è il testo orale, i racconti delle sue scoperte e delle sue emozioni che gli adulti dovrebbero ascoltare. Quando il bambino comincia a scrivere è bene che i primi testi siano liberi nel senso che egli scriva quello di cui ha voglia e per comunicare con gli altri. Niente pensierini stereotipati imposti (come i pensierini sulla mamma, sul papà ecc.).

    Crescere con i libri

    La lettura ha innanzitutto obiettivi funzionali, condivisi da tutti, come migliorare le competenze linguistiche, ampliare le proprie conoscenze, migliorare le proprie abilità di scrittura. Ci sono poi obiettivi soggettivi ed affettivi, pensiamo al viaggiare con la fantasia, trovare nella pagina scritta nuovi mondi e nuove emozioni, trovare nei personaggi modelli di vita e di pensiero. E ancora, teoria e prassi, ricerche e sperimentazioni hanno dimostrato che la lettura ha anche effetti terapeutici veri e propri. La potenza della narrazione non sta solo nel far vivere luoghi, persone, situazioni diversi dal vissuto quotidiano, ma sta anche nel mostrare personaggi in cui identificarsi, in cui proiettare e riconoscere le proprie emozioni, i propri vissuti, rileggendoli e comprendendoli in modo diverso.
    Un testo narrativo, soprattutto se realistico, può penetrare così profondamente in chi legge da influenzarne addirittura il pensiero. Tutto questo vale per il lettore adulto come per il lettore bambino o ragazzo.

    Il ruolo dell’adulto nella scelta dei libri per bambin

    Nel nostro paese i bambini sono gli unici lettori forti, ma quasi mai hanno la capacità o la possibilità di scegliere da soli i libri da leggere. Mentre un adolescente, se buon lettore, esprime già gusti abbastanza definiti e ha maggiore possibilità di accedere personalmente alla scelta, il bambino, a scuola come a casa, legge quello che gli viene proposto dagli adulti.In passato la scelta di buone letture era molto più facile per genitori e maestri, dal momento che il panorama editoriale specifico era piuttosto povero e Cuore o Pinocchio erano una scelta sicura. Generazioni di bambini hanno riso e pianto con le avventure del burattino e hanno appreso patriottismo e buoni sentimenti dalle pagine di De Amicis. Oggi la situazione è molto diversa, l’editoria per ragazzi è ridondante e con un mercato così ricco non è facile riconoscere sugli scaffali delle librerie la produzione di qualità.

    Lavorare con le immagini con i più piccoli
    La lettura di un libro illustrato richiede al bambino una serie di competenze, sostenere il bambino nello sviluppo di queste competenze significa potenziare in lui i micro-ragionamenti che sono implicati anche nel processo di lettura. Leggere le immagini è propedeutico al leggere testi scritti, perché entrambe le attività sollecitano la curiosità, la comprensione verbale, l’analisi percettiva, la ricostruzione dei fatti, la produzione verbale. L’immagine favorisce la lettura sia perché ha funzione motivazionale (Blezza Picherle: trascinamento e attivazione del coinvolgimento emotivo), sia perché stimola l’interpretazione testuale e se è originale e non solo descrittiva spinge il piccolo lettore a tornare al testo in un gioco motivato di rimandi (leggere parole e figure).

    Motivare gli adolescenti alla lettura

    Motivare gli adolescenti svogliati alla lettura è per molti adulti un’impresa titanica. Parliamo soprattutto dei ragazzi fra i 13 e i 16 anni, l’età che comprende la terza media e il primo biennio della scuola superiore; molti di questi ragazzi non hanno mai letto un libro oltre a quelli scolastici, oppure sono cosiddetti lettori deboli, quelli cioè che hanno letto nella loro vita pochissimo e di malavoglia. Fino ad alcuni anni fa l’unica strada possibile per far leggere sembrava la prescrizione di una decina di libri assegnati come compito per le vacanze estive, con l’aggiunta di un paio di testi riservati alle feste di Natale e con la variante (più rara, di deamicisiana memoria) del “libro del mese”, un testo da leggere, riassumere e commentare nell’arco di 30 giorni; giustificazione didattica: “sarà per obbligo, ma almeno questi devono leggerli e chissà che non si affezionino alla lettura”.

    Scuola alfamediale
    È il caso di ricordare come nella storia lettura e scrittura non siano state sempre considerate abilità necessarie. Con tempo i processi di industrializzazione hanno modificato mentalità e fatti. Nel 1861 gli analfabeti totali risultarono nel censimento quasi l’80% e nel 2011, quindi centocinquanta anni dopo, sempre dal censimento gli analfabeti totali sono l’1,3% ma i privi di ogni titolo di studio restano ancora il 35,9% (mentre il laureati sono solo 7,3% e i diplomati il 28,1%). Ma quella dell’Ottocento era l’Italia contadina e artigianale e pochi si preoccupavano dell’alfabetizzazione delle classi subalterne.