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Scuola alfamediale
È il caso di ricordare come nella storia lettura e scrittura non siano state sempre considerate abilità necessarie. Con tempo i processi di industrializzazione hanno modificato mentalità e fatti. Nel 1861 gli analfabeti totali risultarono nel censimento quasi l’80% e nel 2011, quindi centocinquanta anni dopo, sempre dal censimento gli analfabeti totali sono l’1,3% ma i privi di ogni titolo di studio restano ancora il 35,9% (mentre il laureati sono solo 7,3% e i diplomati il 28,1%). Ma quella dell’Ottocento era l’Italia contadina e artigianale e pochi si preoccupavano dell’alfabetizzazione delle classi subalterne. Oggi c’è invece da chiedersi: se ormai tutti o quasi hanno accesso agli elementari strumenti tecnologici, quanti sanno poi muoversi nella realtà complessa e ricca di informazioni come quella di oggi? E quanti padroneggiano conoscenze e strutture di pensiero più potenti come viene richiesto? Per dare una risposta a questi interrogativi, già nella seconda metà del Novecento, con lo sviluppo del cinema, della tv, del computer, dei videogiochi ecc. in alcune scuole d’Italia e del mondo si sono avviate esperienze di alfamedialità ovvero percorsi di apprendimento che univano a percorsi di alfabetizzazione gutenberghiana un’alfabetizzazione globale, multimediale e plurilinguistica: in altre parole i saperi vengono costruiti non solo con lo studio del libro e sul libro ma anche con l’utilizzazione concreta dei nuovi mezzi tecnologici. In Italia pioniere di questa esperienza è stato Tullio Sirchia e la scuola di Trapani Trentapiedi da lui diretta, che è diventata poi modello di altre scuole. Le competenze linguistiche e logiche assumono così una nuova dimensione, quella di portare a sintesi cultura classica e cultura contemporanea in un divenire infinito. Leggere e scrivere e saper usare gli strumenti tecnologici, questa in estrema sintesi la strada indicata. Anche se ovviamente si tratta di un equilibrio difficile che richiede un progetto rigoroso.
Ermanno Detti

Ermanno Detti è considerato un precursore nell'ambito degli studi sulla formazione dei giovani lettori ed esperto di letteratura giovanile. La sua opera più famosa, Il piacere di leggere, è del 1987. Dirige la rivista Il Pepeverde, da lui fondata nel 1999.

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