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Motivare gli adolescenti alla lettura

Motivare gli adolescenti svogliati alla lettura è per molti adulti un’impresa titanica. Parliamo soprattutto dei ragazzi fra i 13 e i 16 anni, l’età che comprende la terza media e il primo biennio della scuola superiore; molti di questi ragazzi non hanno mai letto un libro oltre a quelli scolastici, oppure sono cosiddetti lettori deboli, quelli cioè che hanno letto nella loro vita pochissimo e di malavoglia. Fino ad alcuni anni fa l’unica strada possibile per far leggere sembrava la prescrizione di una decina di libri assegnati come compito per le vacanze estive, con l’aggiunta di un paio di testi riservati alle feste di Natale e con la variante (più rara, di deamicisiana memoria) del “libro del mese”, un testo da leggere, riassumere e commentare nell’arco di 30 giorni; giustificazione didattica: “sarà per obbligo, ma almeno questi devono leggerli e chissà che non si affezionino alla lettura”.

Per la verità questo è sempre accaduto di rado, perché il connubio dovere-piacere è quasi sempre poco proficuo. Oltre alla negatività dell’obbligo (su cui si è detto e scritto anche troppo, ma spesso invano) c’è da fare una riflessione importante sul tipo di letture proposte. In genere si tratta di “classici”, libri cioè di qualità, scelti nella letteratura italiana o straniera. Questo avviene soprattutto, naturalmente, nelle famiglie con un livello culturale più alto e nei licei, in quelle scuole cioè dove ancora di più che per gli altri indirizzi di studio, ci si aspetta che i giovani costruiscano una solida competenza linguistico-letteraria. E spesso questo accade, senza però che quei bravi studenti siano diventati buoni lettori.
Quale strada percorrere allora? alle famiglie si può suggerire di regalare non libri, ma buoni-libro. avrà il sapore del dono gratuito, evoca l’idea del libro come qualcosa di bello e al tempo stesso fa sentire i ragazzi più liberi e responsabili. Un suggerimento per gli insegnanti potrebbe essere quello di non aver paura di “volare basso”, fare cioè cose inconsuete, considerate talvolta negative, come proporre attività non immediatamente valutabili, come la lettura libera di libri diversi, senza assegnare compiti e senza mettere voti; far entrare nella biblioteca scolastica o nella biblioteca di classe la letteratura per ragazzi o per giovani adulti e trovare il coraggio di tanto in tanto, di “perdere tempo” (l’espressione è naturalmente ironica, ma ripropone una delle lamentele più diffuse fra gli insegnanti perseguitati dal fantasma del programma) dedicando uno spazio e un tempo alla lettura non scolastica. Senza nulla togliere ai classici della letteratura, di cui non è in discussione l’alto valore formativo, viene solo da chiedersi quanto realmente possa appassionarsi alla lettura di un romanzo di Tolstoj un ragazzo non avvezzo neanche a leggere racconti brevi o storie per bambini.
I ragazzi hanno bisogno, per sostenere la sempre più pesante fatica di leggere, di essere affascinati, trascinati, motivati; hanno bisogno di trovare nei libri risposte, e non solo cognitive, di ritrovare le proprie difficoltà e le proprie emozioni. Per questo vogliono semplicità, brevità, chiarezza, almeno all’inizio. La generazione degli sms ha bisogno di un lungo rodaggio per approdare alla complessità della parola e del pensiero, per entrarci con gioia e convinzione.
La letteratura per ragazzi, ricca di prove di altissima qualità, è considerata da molti produzione inferiore, non adeguata agli obiettivi di una scuola di alto livello formativo. E invece il primo passo verso la motivazione alla lettura è smettere il pregiudizio su un certo tipo di libri, promuovendo in vece l’incontro con essi, in biblioteca ma anche in classe.

Paola Parlato

Paola Parlato è psicopedagogista e collabora con la cattedra di Storia della letteratura per l’infanzia presso l’Università RomaTre.

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