Anni

Come diventare lettori forti

Sfatiamo innanzitutto il falso mito secondo cui i ragazzi non leggono libri. Sapere che la fascia tra gli 11 e i 14 anni è quella che raccoglie il maggior numero di lettori è fondamentale per spingerci ad indagare come mai questo comportamento non permanga in età adulta. Accade qualcosa, tra i 13 e i 19 anni, che determina e modifica il rapporto degli individui con il libro. L’accresciuta competenza cognitiva e linguistica degli adolescenti e il loro bisogno di esperienze (fisiche o mediate) ne fanno i lettori ideali. La lettura ne appaga i bisogni di competenza, riconoscimento e immedesimazione; dona loro uno spazio privato dove costruirsi, rifugiarsi, spaventarsi, perdersi e ritrovarsi, sperimentare al sicuro dalle conseguenze nefaste che li investirebbero nel mondo reale. Tuttavia una serie di ostacoli sembrano porsi tra loro e il testo.

Se a molti il libro appare ancora come un muro di parole, è probabilmente perché la decodifica di quei mattoni prende ancora troppo tempo per risultare piacevole. Superare queste difficoltà prima che si rafforzino troppo le strategie di autodifesa della propria competenza e si formi un adulto che disprezza il libro perché lo sente difficile e lontano è di primaria importanza; un compito per genitori e insegnanti ma anche per i bibliotecari, in quanto di vitale supporto nella proposta di testi adatti ad un livello crescente di competenza e autonomia decisionale. Alcuni ragazzi poi crescono in ambienti completamente privi di libri, ad altri vengono imposti tomi al di fuori della loro portata o completamente distanti dai loro interessi. È basilare in questo caso riuscire a comunicare la differenza che intercorre tra la lettura per studio e la lettura per piacere, tra i testi da parafrasare e le storie da fruire. Esiste poi un terzo ostacolo: l’isolamento sociale, il fantasma del lettore, lo stereotipo del topo deforme e scribacchino che i non lettori hanno creato per difendersi dal contagio. Finché il pregiudizio imperante sarà quello della lettura come forma di straniamento il libro subirà l’ostracismo del mondo adolescenziale, così incentrato sulla costruzione del proprio io nel confronto con i pari. Questo è il più grande ostacolo che si pone tra ragazzi e lettura perché è un’immagine che non cessa con le spinte ormonali. È uno stereotipo propagandato, divulgato e appoggiato da una troppo grande parte della popolazione adulta, a cui piace dire che l’adolescente non legge ma che sono anni che non apre un libro. Come riqualificare la figura del lettore emancipandola dal giudizio di asocialità e snobismo in cui sembra incrostata? Attraverso la comunicazione delle storie, la riappropriazione della parola, l’insinuazione della conoscenza nei discorsi, nelle immagini e nei programmi. Distaccare il testo dal supporto cartaceo per il tempo necessario a renderlo fruibile, apprezzarne la complessità e coltivare la voglia di ritrovarlo e possederlo nella sua forma più pura e duratura.

Beatrice Eleuteri

Dottoranda in Cultura, Educazione e Comunicazione presso l'Università degli Studi Roma Tre, indaga le spinte motivazionali soggiacenti i comportamenti di lettura, con particolare attenzione alla fascia d’età adolescenziale.

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