15-20

Anni

Io ho un nome
Di Chanel Miller
Una storia vera
Conosciuta come Emily Doe, Chanel Miller ha raccontato di essere stata aggredita sessualmente attraverso una lettera indirizzata all'uomo che l'ha violentata: Brock Turner. Una notte di gennaio, dopo una festa nel campus della Stanford, Turner – il classico bravo ragazzo, bello, atletico e intelligente – ha abusato di lei. Emily era ubriaca. Quando si è svegliata, il giorno dopo, non ricordava nulla. Nonostante il suo fosse il “caso perfetto” sotto molti aspetti – dei testimoni oculari hanno fermato Turner, che ha confessato subito – il giovane, ritenuto colpevole di tutte le accuse, è stato condannato a soli sei mesi poi ridotti a tre. Mentre a Emily non è stato risparmiato l’isolamento e la vergogna destinati alle vittime di stupro. "Io ho un nome" fa luce su una cultura e un sistema giudiziario viziati, ma testimonia anche come il trauma della violenza, fisica e processuale, si possa curare con il potere delle parole, come ci voglia tanto coraggio per muoversi nella sofferenza e tornare a vivere. Come scrive il Guardian in un articolo che spiega nel dettaglio il caso di Miller, le parole della ragazza sono state una sorta di manifesto per tutti coloro che hanno vissuto la sua stessa esperienza: “La lettera di Miller ha sbalordito i lettori con la chiarezza della sua voce, l’acuità della sua rabbia e l’ampiezza della sua empatia nei confronti di coloro che hanno bisogno di sostegno. La sua storia offre ad altre vittime un linguaggio condiviso; Miller ricorda di aver ricevuto a sua volta migliaia di lettere di supporto da donne che raccontano le loro storie”.
Traduzione: Francesco Vitellini
Genere: Narrativa
Pubblicazione: 2019
Editore: La Tartaruga
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